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Issue — September 2026 (Italian)
Il veto dell'ONU: cinque potenze, un mondo bloccato

Il veto dell'ONU: cinque potenze, un mondo bloccato

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Un meccanismo del 1945 che paralizza ancora il Consiglio di Sicurezza: potrà sopravvivere nel 21° secolo?

Una reliquia del 1945

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato creato sulle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, quando a cinque vincitori – Stati Uniti, Unione Sovietica, Regno Unito, Francia e Cina – fu concesso lo straordinario potere di veto su qualsiasi risoluzione sostanziale. Ottant’anni dopo, quel meccanismo, originariamente inteso a impedire che le grandi potenze si scontrassero tra loro, è ampiamente visto come un’impasse istituzionale. I critici sostengono che esso congelerà le divisioni geopolitiche del 1945 invece di affrontare le minacce alla sicurezza di oggi. Per molti osservatori, l’architettura stessa del Consiglio sembra ormai non essere al passo con un mondo multipolare.

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La causa della riforma

I sostenitori del cambiamento sottolineano un Consiglio che abitualmente non riesce ad agire di fronte alle atrocità di massa, alle emergenze climatiche e alle grandi guerre. Quando i membri permanenti non sono d’accordo, l’organismo cade in una situazione di stallo e intere popolazioni ne pagano il prezzo. I riformatori sostengono che l’espansione dell’adesione permanente per includere le potenze emergenti dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia meridionale rifletterebbe il multilateralismo moderno e ripristinerebbe la legittimità di un’istituzione che esclude più di due terzi dell’umanità dalla sua più alta camera decisionale. Per loro, la riforma non è una modifica tecnica; è una necessità morale.

Le ragioni dello status quo

I difensori dell'attuale sistema avvertono che eliminare completamente il veto potrebbe paralizzare del tutto il Consiglio. Senza la garanzia che le grandi potenze restino al tavolo, queste ultime potrebbero semplicemente agire al di fuori delle Nazioni Unite, erodendo il fragile consenso che l’organismo è stato creato per proteggere. Alcuni analisti avvertono anche che un affrettato emendamento alla Carta potrebbe aprire un vaso di Pandora di rivendicazioni concorrenti, indebolendo in definitiva le protezioni della sovranità globale. A loro avviso, un Concilio imperfetto è ancora preferibile a nessun Concilio.

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I veti nell'era della crisi

Dal 2022, il Consiglio non è stato in grado di agire con decisione sulle guerre in Ucraina e Gaza, con i ripetuti veti russi e americani che hanno lasciato l'ONU in gran parte messa da parte. Una coalizione crescente di stati di media potenza, guidata da Francia e Regno Unito, ha iniziato ad astenersi per protesta e a spingere per soluzioni procedurali alternative. Per molti diplomatici, questo modello è diventato la prova che senza una maggiore responsabilità il sistema fallisce proprio quando è più necessario. Il risultato è la crescente sensazione che il Consiglio stia osservando, non agendo.

Cosa verrà dopo?

Una risoluzione dell’Assemblea Generale del 2024 che chiede seggi permanenti per sei nuovi membri, di cui due africani, ha rilanciato il dibattito globale. Tuttavia, qualsiasi cambiamento strutturale richiede che le stesse potenze avversarie siano d’accordo, e la storia suggerisce che ciò è improbabile senza una significativa pressione esterna. Se il mondo si accontenterà di un compromesso incrementale o chiederà una revisione radicale rimane la questione decisiva della diplomazia del 21° secolo. Per ora le luci dell'Aula restano accese, ma il silenzio tra i veti si fa più forte.

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  1. 1Il veto dell'ONU: cinque potenze, un mondo bloccato

    La causa della riforma

  2. 2I sostenitori del cambiamento sottolineano un Consiglio che abitualmente non riesce ad agire di fronte alle atrocità di massa, alle emergenze climatiche e alle grandi guerre. Quando i membri permanenti non sono d’accordo, l’organismo cade in una situazione di stallo e intere popolazioni ne pagano il prezzo. I riformatori sostengono che l’espansione dell’adesione permanente per includere le potenze emergenti dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia meridionale rifletterebbe il multilateralismo moderno e ripristinerebbe la legittimità di un’istituzione che esclude più di due terzi dell’umanità dalla sua più alta camera decisionale. Per loro, la riforma non è una modifica tecnica; è una necessità morale.

    Cosa verrà dopo?

  3. 3Una risoluzione dell’Assemblea Generale del 2024 che chiede seggi permanenti per sei nuovi membri, di cui due africani, ha rilanciato il dibattito globale. Tuttavia, qualsiasi cambiamento strutturale richiede che le stesse potenze avversarie siano d’accordo, e la storia suggerisce che ciò è improbabile senza una significativa pressione esterna. Se il mondo si accontenterà di un compromesso incrementale o chiederà una revisione radicale rimane la questione decisiva della diplomazia del 21° secolo. Per ora le luci dell'Aula restano accese, ma il silenzio tra i veti si fa più forte.

    Quando un membro permanente decide di __________ invece di votare sì, il risultato è spesso una protesta simbolica.

  4. 4I critici sostengono che il Consiglio soffre di un __________ permanente, senza che venga approvata alcuna risoluzione importante sull'Ucraina o su Gaza.

    La Russia e gli Stati Uniti hanno utilizzato il __________ più di ogni altro membro permanente negli ultimi decenni.

  5. 5Quali sono i cinque paesi che attualmente detengono il potere di veto nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU?

    A queste cinque potenze, vincitrici della seconda guerra mondiale, fu concesso il potere di veto nel 1945 e lo detengono ancora oggi.